Caro Alberto Dallari : anche la giustizia dei tribunali ha finalmente riconosciuto la verità
Data di pubblicazione: 10/05/26

La verità, anche quando viene seppellita sotto tonnellate di fango, torna sempre a galla.
E torna a galla potente, come un vulcano sottomarino che emerge.
Il 5 maggio 2026, in un’aula di tribunale a Ferrara, si è scritta una pagina di giustizia che molti aspettavano da anni.
Il dottor Alberto Dallari, neurologo e geriatra di Reggio Emilia (e sin dal tempo del Covid volontario dell’associazione Ippocrateorg), è stato assolto con formula piena (“il fatto non sussiste”) dall’accusa di omissione di soccorso per la morte del paziente Mauro Gallerani. Cinque anni di indagini, gogna mediatica, perquisizioni, sequestri di telefoni e computer, procedimenti disciplinari e una campagna di discredito durissima si sono dissolti davanti alla sentenza della giudice Rosalba Cornacchia.
Dallari non era un medico qualunque. Era un professionista scrupoloso e attento, con quarant’anni di esperienza alle spalle, tra cui il lavoro nella Stroke Unit dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
Durante la tempesta Covid, quando il protocollo ufficiale era “Tachipirina e vigile attesa”, lui scelse di non restare a guardare.
Come volontario di IppocrateOrg, curo’ centinaia di malati a domicilio con dedizione totale, spesso via telefono o messaggi, ascoltando quotidianamente i pazienti, monitorando saturazione, temperatura e condizioni cliniche.
Agì con coscienza, convinto che lasciare soli i malati a casa significasse abbandonarli.
La vicenda di Mauro Gallerani, 68 anni, è tragica come tante di quel periodo, anche se non direttamente connessa all’attività di volontariato che Dallari svolgeva in Ippocrateorg.
Il paziente, che non si fidava del proprio medico di base, si rivolse personalmente a Dallari, senza passare attraverso l’organizzazione.
Venne trattato precocemente, peggiorò, fu ospedalizzato su insistenza dello stesso dottore e morì dopo oltre un mese di ricovero, intubato. L’ospedale stesso presentò denuncia.
Per anni quella morte è stata usata come arma contro chi osava curare diversamente; infatti quella morte non è stata usata solo contro Dallari, ma anche per delegittimare e screditare l’operato dell’associazione Ippocrateorg, fondata da Mauro Rango, essendone Dallari un volontario. Mauro Rango intervenne all’epoca nella trasmissione televisiva “Controcorrente” per ristabilire la realtà e verità dei fatti, eppure la gogna mediatica continuò.
Oggi possiamo dire che, nonostante tutto, la verità ha avuto la meglio. E l’assoluzione del dottor Dallari oggi arriva con un significato ancora più profondo e simbolico di quanto avrebbe potuto avere in un altro momento: proprio il 5 maggio, esattamente sei anni dopo il messaggio di speranza che Mauro Rango, fondatore di IppocrateOrg, inviò da Mauritius, ai suoi contatti, attraverso un semplice, ma potente sms.
Quel testo, nato dal dolore e dalla volontà di non arrendersi, parlava di terapie possibili, di cure precoci, di non lasciare i malati soli.
Virale, fece il giro del mondo, diede vita al movimento e accese una luce in mezzo al buio della paura.
Oggi quel messaggio e questa assoluzione si intrecciano come un cerchio che si chiude. Riconoscono pubblicamente ciò che tanti medici e pazienti hanno vissuto sulla propria pelle: l’onestà intellettuale e il coraggio di curare, anche contro corrente, non sono reato.
Il dottor Dallari, uomo di fede profonda, ha parlato di “miracolo” e di forza ricevuta dalla preghiera quotidiana. La sua riabilitazione non cancella ne’ il dolore per una vita persa, né gli anni di sofferenza personale, ma restituisce dignità a un medico che ha scelto il giuramento di Ippocrate fino in fondo, e a tutti coloro che, in quei mesi drammatici, cercarono di salvare vite senza arrendersi al protocollo unico.
Perché la verità, prima o poi, emerge. E quando lo fa, illumina.
Manuela Zafferani
Nota della Presidenza IppocrateOrg
In quel tragico momento della morte di un paziente, dell’accusa per omicidio colposo di Alberto, del sequestro e dell’entrata delle autorità investigative in tutti i nostri database relativi all’Assistenza Covid, dell’accusa della stampa non solo ad Alberto ma anche all’Associazione IppocrateOrg, abbiamo tutti reagito con calma e dignità sicuri del fatto nostro.
Con Alberto abbiamo fatto blocco unico e tutti ci siamo immediatamente stretti attorno a lui.
Lo abbiamo difeso in ogni modo.
I mezzi di comunicazione di massa dopo la vampata iniziale hanno trovato terreno difficile su cui proseguire la loro crociata.
Ora è arrivato il verdetto del tribunale che ci dice quello che sapevamo tutti senza alcuna ombra di dubbio: che Alberto è innocente per non avere commesso il fatto.
Sei sono i giorni che il paziente è stato in carico al Dott. Dallari il quale, da subito, constatata la gravità, invitava il paziente al ricovero unitamente alla famiglia e agli amici (che sempre sono rimasti dalla parte di Alberto).
Dodici sono le ore di ritardo dell’USCA da quando è stata chiamata.
Ventiquattro sono i giorni che il paziente è rimasto in ospedale, gran parte dei quali vigile che chiedeva di tornare a casa.
Andrebbero indagate le responsabilità delle Istituzioni. Se venisse fatto in modo approfondito è probabile che quell’accusa fatta ad Alberto Dallari verrebbe ricondotta proprio a coloro che hanno fatto la denuncia.
L’importante è adesso felicitarsi con Alberto. Non sereni, con un retrogusto amaro perchè se vi fosse vera giustizia, dovrebbe essere rifuso ad Alberto quel danno di immagine che ha subito. L’Autorità pubblica dovrebbe obbligare gli stessi notiziari a dare lo stesso risalto alla nuova notizia rispetto a quella falsa precedente. Dovrebbero rifondere il danno anche economico.
Purtroppo non sarà così.
Intanto, viviamo questo momento di felicità assieme ad Alberto.
Un abbraccio Alberto.
Mauro Rango
Rosalinda Fiumara
Associazione IppocrateOrg