Capitolo III – Fisiologia del digiuno

Lo studio delle modificazioni indotte dal digiuno nell’organismo è quanto mai difficile e complesso e non può che derivare dall’osservazione attenta e reiterata dei fenomeni che avvengono durante l’astensione dal cibo, opportunamente validati dagli studi scientifici pubblicati sull’argomento.

Si può affermare che ogni singolo caso aggiunge particolari in campo clinico e terapeutico e documenta nuove straordinarie potenzialità del digiuno.

Gli effetti del digiuno si evidenziano su tutte le cellule dell’organismo, se non altro perché tutte sono obbligate a adattarsi ad un nuovo assetto energetico.

Analizzando in dettaglio i principali organi e apparati, segnaliamo innanzitutto che l’APPARATO DIGERENTE è quello che risente e trae beneficio di più dal digiuno essendo in uno stato di riposo funzionale quasi totale per l’assenza di fenomeni digestivi.

Gli organi digestivi rivestono un ruolo di grande rilievo nell’economia generale dell’organismo, per quanto non adeguatamente riconosciuto dalla medicina convenzionale, nonostante le evidenze scientifiche recenti.

Di particolare importanza è l’azione svolta dal grosso intestino nell’ambito del sistema immunitario; oggi viene attribuito al colon un ruolo ben superiore al semplice veicolo dei materiali di rifiuto come risulta dalla fisiologia classica. In realtà si è dimostrato che gran parte dei fenomeni immunitari avvengono a livello del tessuto linfoide associato alla mucosa del colon.

Il digiuno interviene radicalmente nella fisiologia dell’apparato digerente abolendo progressivamente le secrezioni esocrine indotte dall’alimentazione quali i succhi gastrici, pancreatici, biliari ed intestinali e riducendo le secrezioni endocrine connesse ai fenomeni digestivi; ciò consente il ripristino e la rigenerazione di tessuti danneggiati da fenomeni infiammatori come la gastrite, sostenuta dall’ ipersecrezione acida indotta dagli alimenti.

Solo il flusso biliare si mantiene costante anzi si intensifica veicolando nel tubo digerente le sostanze tossiche eliminate dal circolo sanguigno attraverso il filtro epatico.

Inoltre il digiuno realizza una potente azione antinfiammatoria a tutti i livelli attraverso la riduzione della produzione di leptina da parte delle mucose, meccanismo che alimenta la flogosi cronica.

Dopo i primi giorni di digiuno l’attività evacuativa si presenta in modo incostante, talora con scariche improvvise, per poi regolarizzarsi nel corso della settimana quando le secrezioni biliari si intensificano, indice di una buona attività di disintossicazione.

Il digiuno, unitamente all’assunzione di succhi di limone puro, è in grado di eradicare dallo stomaco l’HELICOBACTER PYLORI, in virtù della ridotta produzione di muco che non consente adeguata protezione al germe e del miglioramento delle reazioni immunitarie parietali, quali la sintesi di IgA secretorie.

In tutte le malattie della colecisti, pancreas e vie biliari il digiuno è una misura validissima, adottata anche nella medicina convenzionale in quanto attraverso l’eliminazione dei succhi digestivi, mette praticamente a riposo questi organi.

Straordinari sono gli effetti sulle mucose intestinali che beneficiano della ridotta funzionalità per rigenerare i microvilli e riacquistano in toto la funzione di barriera e la capacità di assorbimento selettivo. Inoltre si potenziano i fenomeni immunitari parietali di resistenza alle infezioni e si incrementa la sintesi di immunoglobuline della classe IgA.

A livello intestinale si verifica l’eliminazione pressoché completa della flora batterica presente e ciò consente di ricostituirla ex novo alla ripresa alimentare. Al termine del digiuno è come se l’intestino si trovasse nelle condizioni di una nuova nascita, in cui deve essere colonizzato dai batteri per la prima volta; per questo la rialimentazione riveste il ruolo fondamentale di orientare la flora batterica reintrodotta dopo il digiuno.

Il FEGATO è l’organo che esercita il controllo di tutto il metabolismo durante il digiuno. A differenza degli altri organi, il fegato non è a riposo, ma al contrario deve provvedere all’ eliminazione delle tossine e gestire tutta la complessa transizione del metabolismo, il controllo della glicemia, la glicogenolisi, la gliconeogenesi e il catabolismo degli acidi grassi e dei corpi chetonici. Nonostante ciò il fegato è in grado di disintossicarsi e di eliminare le tossine accumulate negli epatociti e quelle estratte dal sangue veicolandole nell’intestino attraverso la bile.

Gli epatociti che hanno subito dei danni dovuti a fattori tossici o infettivi come i virus dell’epatite sono in grado di rigenerarsi e di eliminare l’agente patogeno che li infetta. Il meccanismo di questo straordinario effetto del digiuno sembra essere dovuto all’aumento dell’eliminazione delle cellule danneggiate (APOPTOSI) ed al contemporaneo incremento della replicazione delle cellule di ricambio che consente di rimpiazzare rapidamente gli epatociti necrotici.

Il flusso biliare che procede in modo costante stimola e mantiene attiva l’attività intestinale per tutto il periodo del digiuno.

Talvolta in soggetti con compromissione epatica si possono manifestare transitori segni di epatossicità, come un lieve subittero sclerale, dovuti alla temporanea incapacità dell’epatocita di far fronte al doppio carico tossico e metabolico. In questi casi è necessario attendere tutto il tempo necessario per dar modo alle cellule di liberarsi della tossicità accumulata.

Valutando l’evolversi dei processi di detossificazione epatica il digiuno si rivela un utile indicatore della riserva funzionale nei soggetti con significativa riduzione della funzionalità dell’organo.

Il RENE è un organo centrale nei processi di depurazione del digiuno, soprattutto nella prima fase. Nei primi giorni infatti si verifica un elevato catabolismo proteico, necessario a convertire amminoacidi in molecole di glucosio e ciò comporta un aumento di produzione di rifiuti quali l’azoto ureico e dell’acido urico. Il rene deve provvedere all’eliminazione di queste sostanze tossiche.

Un altro ruolo rilevante del rene consiste nel riequilibrio idrosalino, caratterizzato dall’eliminazione dell’eccesso di sodio e di liquidi trattenuti impropriamente nei tessuti.

Analoghi effetti si inducono a carico dell’eccesso di acidità presente nell’organismo. Grazie al lavoro di scambio delle cellule renali si assiste ad una marcata eliminazione delle valenze acide (idrogenioni) che vengono scaricate nelle urine.

Infine, da ricordare che il rene partecipa alla regolazione della glicemia attraverso il processo di gluconeogenesi a partire da substrati proteici e all’equilibrio dei corpi chetonici eliminandoli attraverso le urine in caso di eccessiva produzione.

Gli effetti dei processi depurativi renali si manifestano in modo evidente con l’emissione di urina scura, carica e maleodorante, talvolta dall’odore caratteristico di farmaco.

Il CUORE e tutto l’apparato cardiocircolatorio beneficiano notevolmente delle azioni combinate del digiuno tanto da indurre alcuni ricercatori ad affermare che si generi una vera e propria cardioprotezione.

In primo luogo si riduce il lavoro del miocardio dovuto alle resistenze periferiche in ragione della riduzione della pressione arteriosa. Altri aspetti favorevoli sono dati dalla riduzione del sodio plasmatico, del tono adrenergico e delle catecolamine circolanti, dei fattori di aggregabilità piastrinica che rendono più fluido il sangue e del colesterolo e trigliceridi che contribuiscono ad impedire lo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche. Consegue a tutto ciò un effetto di rimodellamento miocardico che migliora la performance funzionale che si evidenzia particolarmente nei soggetti affetti da cardiopatia scompensata con una notevole ripresa della funzione cardiaca.

In tutte le malattie vascolari si inducono analoghi effetti, particolarmente marcati nelle arteriopatie periferiche, dove si verifica una sensibile riduzione delle placche arteriose che ostacolano il flusso ematico, con conseguente miglioramento della circolazione.

I POLMONI subiscono un drastico processo depurativo, caratterizzato dall’eliminazione delle sostanze tossiche accumulate negli alveoli e dovute alle conseguenze del fumo di sigaretta, dell’inquinamento atmosferico o di tossici professionali.

Gli effetti di tale processo si evidenziano particolarmente con l’aumento dell’espettorato che assume un carattere vischioso, denso e maleodorante che permane per parecchi giorni soprattutto al mattino. Analogamente si possono produrre anche abbondanti secrezioni nasali e rinofaringee. In questi casi è consigliabile continuare il digiuno fino alla normalizzazione delle secrezioni.

I MUSCOLI si vengono a trovare in una favorevole situazione metabolica dovuta alla necessità ancestrale e geneticamente determinata, di dover assicurare una funzionalità massimale tale da poter garantire la fuga, l’attacco ad una preda o comunque un lungo cammino alla ricerca di cibo. Per tali motivazioni il tessuto muscolare dispone di una scorta di glicogeno di esclusivo utilizzo in loco per supportare la fase iniziale del digiuno; cioè a differenza del glicogeno epatico che può essere immesso in circolo per la regolazione glicemica, questa riserva è destinata alla produzione di energia per le sole cellule muscolari.

Nella fase successiva l’apparato energetico del muscolo si riconverte rapidamente a bruciare corpi chetonici e acidi grassi, che essendo molecole ad elevato potere energetico, mettono in condizione la cellula muscolare di elevate prestazioni. Per di più la combustione dei grassi si rivela un processo a basso carico ossidativo.

Pertanto, appare opportuno durante il digiuno stimolare una moderata attività muscolare mediante passeggiate o nuoto.

Il SISTEMA NERVOSO CENTRALE si va sempre più caratterizzando come uno degli organi bersaglio del digiuno per le molteplici azioni che interagiscono a vari livelli ai fini del ripristino della piena funzionalità neuronale e che contribuiscono allo stato di benessere neuropsichico che si accompagna al digiuno.

La cellula nervosa, che in condizioni normali utilizza prevalentemente glucosio come substrato energetico, si adatta perfettamente durante il digiuno prolungato ad utilizzare anche corpi chetonici di derivazione lipidica, che peraltro comportano una ridotta produzione di radicali liberi e di stress ossidativo.

In primo luogo va considerato l’effetto favorevole della riduzione dello stress e del tono adrenergico, che, unitamente alla produzione di fattori di crescita per le cellule (BDNF, GDNF), promuove effetti neuroprotettivi e neurorigenerativi.

Si realizza inoltre un diffuso incremento della produzione di neurotrasmettitori quali serotonina, dopamina e acetilcolina con conseguente miglioramento delle funzioni ad essi connesse. Di grande interesse clinico è l’intenso effetto antinfiammatorio locale che si verifica in ragione della marcata riduzione della leptina, primum movens di reazioni di tipo flogistico nell’ambito del SNC.

In conclusione, si può affermare che le cellule nervose vanno incontro a imponenti fenomeni depurativi e rigenerativi che le rendono più adatte ad affrontare nuove sollecitazioni e stimoli stressogeni.

 

 

Da “MANUALE DEL DIGIUNO TERAPEUTICO”

Di Marco Mattorre