Lettera a The Lancet 2 giugno 2020

Lettera promossa dal nostro Movimento che ha trovato il consenso di medici e cattedratici italiani e spedita alla Rivista The Lancet e per conoscenza all’OMS il 2 giugno scorso.

 

TO:

The Editor-In-Chief Richard Horton of The Lancet journal

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and the Editorial Board

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c.c.:

World Health Organization

20, Avenue Appia

1211 Geneva 27

Switzerland

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From a group of Italian medical doctors.

Dear Sirs,

SEGUE TESTO CHE TRADUCIAMO IN ITALIANO

 

OGGETTO: : Gravi e distorsivi eventi mediatici medico-scientifici trasmessi  ai mass media da piu’ fonti,  su farmaci  rivelatisi efficaci per la cura dei casi di Covid-19 con  possibile seria conseguenza  su disponibilità di terapie autorizzate sul territorio, soprattutto in caso di eventuale ricomparsa di focolai pandemici, con rischio sia  per i cittadini che per l’economia.

Come si evince dall’oggetto, è in atto una campagna mediatica pienamente ingiustificata, volta a screditare l’uso di farmaci a base di idrossiclorochina, unico efficace ed economico strumento a disposizione del medico del territorio di città e di campagna. Ciò è avvenuto in conseguenza di un recente studio scientifico apparso sulla vostra rivista

(https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31180-6/fulltext)

Le conclusioni dello studio, alle quali si riferiscono i mass media di tutto il mondo, riportano, in modo poco aderente alla realtà, come l’idrossiclorochina provocherebbe decessi per problemi cardiaci ma, paradossalmente, gli stessi autori dello studio, ne riconoscono i limiti.

Riportiamo più nel dettaglio l’analisi obiettiva che ogni medico di scienza e coscienza dovrebbe poter fare.

Lo studio da Voi pubblicato, sul quale si basano le conclusioni di WHO, è uno studio osservazionale che comprende pazienti già in fase avanzata di malattia, il cui decesso non è imputabile all’idrossiclorochina bensì alla malattia stessa e alle patologie già preesistenti.

In particolare (vedi tab 1) la popolazione di pazienti inclusi nello studio sarebbe da esaminare approfonditamente per delle evidenti riflessioni.

Sono stati inclusi pazienti affetti da malattia coronarica non precisata in cui, in una patologia infiammatoria come l’infezione da coronavirus, si può andare incontro a severe endoteliti e quindi coronariti, responsabili di una ripresa della malattia ischemica che porta ad esito prognostico sfavorevole e anche a gravi aritmie, imputabili alla stessa infezione e non alla terapia.

Sono stati inclusi pazienti affetti da insufficienza cardiaca, di cui non viene precisata la classe NYHA che identifica la gravità della stessa, né tanto meno la Frazione di eiezione, espressione della funzionalità cardiaca.

Ancor più grave sono stati inclusi pazienti aritmici senza precisare la tipologia e la gravità delle aritmie.

L’aspetto più inquietante che emerge è il fatto che le categorie sopracitate sono state inspiegabilmente incluse nello studio, SENZA fare minimo accenno, alla problematica del QTc.

Perché è fondamentale il QTc e perché le strutture ospedaliere lo misura ogni 48 ore per i pazienti Covid?

Il QTc è una misura che si rileva con un normale elettrocardiogramma di superficie.

I valori limite sono: negli uomini QTc 0,44 sec, nelle donne 0,45 sec.

Un allungamento del QTc potrebbe scatenare una aritmia chiamata torsione di punta che degenera in altissima percentuale in fibrillazione ventricolare aritmia mortale se non viene immediatamente trattata con defibrillazione elettrica.

Tale misurazione che, ripetiamo, viene utilizzata in ogni struttura ospedaliera, permette di escludere i pazienti dal trattamento con Idrossiclorochina. Il QT infatti può modificarsi allungandosi in caso di ipokaliemia, ipocalcemia, ipomagniesiemia, in pazienti in trattamento con amiodarone farmaco antiaritmico, ed in ultimo potrebbe già essere presente in un soggetto dalla nascita come QT lungo congenito (prevalenza 1/2500 nati vivi).

Per concludere sono stati inclusi pazienti ipertesi, obesi, diabetici che precedenti studi hanno evidenziato come più a rischio di mortalità, tali pazienti nel gruppo di controllo sono in percentuale inferiore rispetto al gruppo trattato con idrossiclorochina. Quindi pazienti non adeguatamente valutati per la somministrazione di idrossiclorochina in sicurezza.

È lecito allora domandarsi come mai dei medici di quegli ospedali testati hanno somministrato questo farmaco a pazienti cardiopatici, quando gli effetti letali su questa tipologia di malati è acclarata?

Perché sono stati ascritti all’utilizzo dell’idrossiclorochina gli effetti avversi cardiaci indotti dal virus nei malati terminali, inseriti in fase già troppo avanzata per essere guariti?

Perché è stata omessa l’evidenza di ciò?

I pazienti affetti da artrite reumatoide assumono idrossiclorochina per anni, agli stessi dosaggi, senza evidenza di effetti collaterali.

Non si comprende, in questo contesto, la direttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di interrompere l’utilizzo di idrossiclorochina soltanto per i pazienti di Coronavirus che, mediamente, la utilizzano per un periodo complessivo che va dai 7 ai 12 giorni.

Il largo uso che si è fatto nel mondo di idrossiclorochina unitamente alla azitromicina, nei pazienti al primo stadio di malattia, ha permesso di salvare loro la vita (Cina, Corea del Sud, Mauritius, Germania, alcune regioni dell’Italia e tanti altri Paesi e regioni nel mondo).

Ormai viene usato diffusamente. Al punto che sempre più numerosi Stati nel mondo, e relative agenzie del farmaco, non aderiscono alla direttiva dell’OMS per ovvie ragioni di tutela della salute dei propri cittadini.

Vi sono studi in via di pubblicazione su efficacia di idrossiclorochina prescritta in sicurezza, con ottima percentuale di guarigione qualora somministrata unitamente all’azitromicina all’inizio della malattia (entro i primi 3 o 4 giorni). Senza effetti avversi.

Invece, le persone molto anziane con doppia patologia dovrebbero essere ospedalizzate e trattate col plasma iperimmune. Mentre per le persone che sono già in fase avanzata di malattia e in assenza di patologie preesistenti sarà la struttura ospedaliera a decidere quali altri farmaci utilizzare in aggiunta all’idrossiclorochina e all’azitromicina e se ricorrere eventualmente al plasma iperimmune.

In questo modo ci si avvicina ad una percentuale di guarigione molto elevata che supera abbondantemente il 95%.

Con un tasso di mortalità mantenuto abbondantemente al di sotto del 5%. Le eccellenze nell’applicare la combinazione sopraccitata hanno mantenuto la mortalità attorno al tasso dell’1%.

Tasso molto lontano dalla media nazionale dei Paesi che non hanno fatto largo uso di idrossiclorochina unitamente ad azitromicina ai primi sintomi.

Sulla base delle evidenze riportate nello studio citato dalla Vostra Rivista, chiaramente poco solide e contrastanti, sono state prese gravi decisioni da parte di OMS che lasciano i medici di gran parte del mondo, nel territorio, ma anche negli ospedali, senza più armi a disposizione, per contrastare la progressione della malattia e ridurre i ricoveri e la mortalità.

Va ricordato, inoltre, che ci sono molti Paesi delle aree povere del mondo dove la malattia sta progredendo e l’idrossiclorochina, in assenza di plasma iperimmune, rappresenta l’unica arma in possesso del personale medico.

La nostra analisi vuole dare un contributo aggiuntivo a quanto riportato nella lettera-appello inviata alla rivista Lancet da 120 scienziati di tutto il mondo:

https://zenodo.org/record/3862789#.XtCvF1UzaJD

È a rischio la vita di migliaia di potenziali pazienti e la ripresa economica di quasi tutti i Paesi del pianeta.

Confidiamo in una Vostra rapida revisione del provvedimento in questione.

I nostri più distinti saluti.

 

Italia, 02 giugno 2020

 

 

Promotori:

Dott. Claudio Puoti

Infettivologo ed Epatologo, Responsabile del Centro di Epatologia, Istituto INI, Grottaferrata, Roma

 

Dott. Andrea Mangiagalli

Medico di Medicina Generale

Dott. Mauro Rango

Attivista Diritti Umani ed Esperto in Diritto alla Salute

Dott. Antonio Marfella,

Pharmacology Specialist

President of the Naples’ Section of ISDE (International Society Disease of Environment)

Dott.ssa Adriana Privitera

Cardiologa

Dott. Terenzio Mari

Epatologo

 

Medici Firmatari:

 

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